6 cose che ho capito solo dopo 6 anni a Tenerife

6 cose che ho capito solo dopo 6 anni a Tenerife.

Sei anni. Sei anni di vento alisei, di tramontane improvvise, di mercati del sabato mattina e di vicini che ti salutano come se fossi lì da sempre. Sei anni in cui ho imparato cose che nessuna guida turistica avrebbe potuto insegnarmi, cose che si capiscono solo vivendo, sbagliando, aspettando, osservando.

Eccole qui. Le scrivo per me, per ricordarmi da dove vengo. E le scrivo per te, che forse stai pensando di fare il grande passo.

1. Il tempo qui non si misura in ore

Il primo anno ero sempre in anticipo. Arrivavo puntuale agli appuntamenti, mi innervosivo quando gli altri tardavano, controllavo l’orologio in continuazione. Mi sembrava che tutti fossero pigri, disorganizzati, poco seri.

Poi ho capito che non era pigrizia. Era una filosofia diversa del tempo. Qui il presente vale più del puntuale. Una conversazione che si prolunga è più importante di un orario da rispettare. Le cose si fanno, ma si fanno quando sono pronte le persone, le stagioni, le situazioni. La filosofia qui è mañana  lo facciamo domani.

Ci ho messo due anni interi per smettere di combatterlo.

2. 6 cose che ho capito solo dopo 6 anni a Tenerife: la solitudine 

Quando sei straniera in un posto nuovo, all’inizio ti senti sola in un modo che fa quasi male. È la solitudine del non appartenere ancora, del non capire le battute, del non avere quel tessuto di riferimenti condivisi che si costruisce solo con il tempo.

Poi, pian piano, quella stessa solitudine si trasforma. Diventa spazio. Libertà di reinventarti lontana da chi ti conosce da sempre, da chi si aspetta una versione precisa di te. A Tenerife nessuno sapeva chi ero prima. Potevo scegliere chi essere adesso.

Questa è forse la cosa più preziosa che mi abbia regalato l’isola.

3. La vita quotidiana è dove si nasconde la vera cultura

Da turista vedevo le spiagge, i parchi, il Teide. Da residente ho imparato a conoscere Tenerife attraverso le cose piccole: le chiacchiere al banco del bar davanti a un café con leche, il modo in cui la gente si ferma a salutare in strada anche per mezz’ora, i mercati locali dove si vende di tutto e si contratta per abitudine più che per necessità.

Ho capito che la cultura di un posto non sta nei musei. Sta nelle abitudini di ogni giorno, nel cibo che si mangia di domenica in famiglia, nel tono di voce con cui ci si rivolge a uno sconosciuto. E per capirla davvero devi starci dentro, non osservarla da fuori.

4. Essere donna straniera è una doppia identità che impari ad abitare

Non sei del posto, ma non sei più nemmeno solo turista. Sei qualcosa di terzo, una categoria tutta tua che agli occhi degli altri è sempre un po’ misteriosa. All’inizio mi pesava. Mi sentivo sempre in bilico, mai del tutto dentro, mai del tutto fuori.

Con gli anni ho smesso di vederla come una mancanza. È diventata un punto di osservazione privilegiato. Vedo Tenerife con occhi che i locali non hanno più: la meraviglia di fronte al Teide innevato, la gratitudine per un tramonto sull’Atlantico e al tempo stesso capisco le dinamiche dell’isola in modo che i turisti di passaggio non raggiungeranno mai.

Vivere in bilico tra due culture, alla fine, è un privilegio enorme.

5. Il clima cambia il tuo umore e poi cambia te

Sembra banale, lo so. Ma non lo è. Quando smetti di fare i conti con i mesi bui, con il freddo che ti tiene chiusa in casa, con la pioggia che dura settimane, qualcosa dentro di te si allenta. Non sei solo più di buon umore sei strutturalmente diversa. Io soffro molto il freddo, non mi sono mai abituata veramente al freddo di gennaio e febbraio in Italia.

Il sole quotidiano, la possibilità di stare fuori in ogni stagione, il mare sempre lì a portata di sguardo: tutte queste cose ridisegnano lentamente il tuo ritmo interiore. Ho iniziato a muovermi di più, anche perché qui non ho la macchina quindi per spostarmi vado con il pullman “la guagua” e con gli anni ho comprato anche un monopattino che mi piace molto usare. Ci ho messo anni ad accorgermene, ma quando l’ho visto era evidente.

6. L’isola ti mette di fronte a te stessa e non puoi più scappare

Questa è la cosa più difficile da spiegare, e forse quella più vera. Quando sei lontana dalla tua rete di sicurezza : famiglia, amici storici, luoghi familiari, non hai più niente a cui aggrapparti per non guardarti dentro. Non puoi riempirti il calendario per non stare con te stessa. Non puoi distogliere lo sguardo.

All’inizio fa paura. Ti accorgi di cose che non avevi mai notato, di paure che avevi sempre delegato agli altri di gestire per te, di desideri che avevi messo in fondo al cassetto perché non era “il momento giusto”.

Poi smette di fare paura. E diventa la cosa più liberatoria che ti possa capitare.

Sei anni a Tenerife non mi hanno resa una persona diversa. Mi hanno resa più me stessa. E non avrei immaginato, quando ho fatto quella prima valigia, che un’isola potesse fare una cosa del genere.

Se stai pensando di fare il tuo passo grande o piccolo che sia  fidati di quella voce che ti sta dicendo di andare.

Sei anni di vita vissuta sull’isola da sola li ho messi tutti dentro la mia guida digitale su Tenerife. Non è una raccolta di posti da fotografare. È quello che avrei voluto sapere io prima arrivare: dove andare davvero, come muoversi da sola in modo autonomo e sicuro, quali angoli dell’isola i turisti non trovano mai.

Se senti che Tenerife ti chiama per una vacanza, un mese sabbatico, o anche solo per capire se potrebbe diventare casa tua, questa guida è un punto di partenza.

Ho creato una guida per te: Tenerife da sola: una guida pratica ed emotiva per donne che scelgono sé stesse.  trovi tutto qui

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